Quando si analizza la straordinaria complessità biochimica della Cannabis Sativa L., l’attenzione della maggior parte dei consumatori e dei collezionisti si concentra quasi esclusivamente sui cannabinoidi come il CBD o sui terpeni aromatici. Tuttavia, esiste una terza famiglia di metaboliti secondari, ingiustamente considerata minore, che custodisce il vero segreto della potenza biologica della pianta: i flavonoidi nella cannabis.
Conosciuti anche con il nome di bioflavonoidi, questi composti fenolici sono molecole ubiquitarie nel regno vegetale. Se in tutta la natura si contano più di seimila varianti di flavonoidi (responsabili dei colori di frutta e verdura), all’interno della pianta di marijuana ne sono stati isolati oltre venti, alcuni dei quali sono definiti “esclusivi” perché non esistono in nessun’altra specie botanica del pianeta. Scopriamo la scienza dietro queste molecole e le ultimissime scoperte scientifiche internazionali.
I bioflavonoidi costituiscono circa il 10% dei composti totali secreti dai tricomi ghiandolari e dalle cellule epiteliali delle foglie e delle infiorescenze. Non trattandosi di molecole psicoattive, svolgono compiti ecologici e di bio-difesa cruciali per la sopravvivenza e la riproduzione della canapa:
I flavonoidi si concentrano nei tessuti più esposti alla luce, agendo come filtri solari biologici in grado di assorbire le radiazioni ultraviolette ed evitare che i raggi UV danneggino il DNA cellulare della pianta o degradino i cannabinoidi in fioritura.
Insieme ai terpeni, determinano l’impatto visivo del fiore. La famiglia dei flavonoidi comprende infatti le antocianine, pigmenti idrosolubili che, in risposta alle escursioni termiche o alla maturazione genetica, tingono le foglie e i calici di tonalità lilla, viola e blu profondo, attirando gli insetti impollinatori. È il caso visivo di varietà purple leggendarie come la Granddaddy Purple o la Purple Cali.
Intervengono direttamente a livello radicale e cellulare, aiutando la pianta a ottimizzare l’assorbimento dei nutrienti come l’azoto e a mantenere stabili le pareti cellulari durante i periodi di forte siccità, gelo o stress idrico.
Tra tutti i bioflavonoidi mappati, le molecole che attirano maggiormente l’interesse della biochimica medica globale sono le Cannaflavine (suddivise principalmente in Cannaflavina A, Cannaflavina B e Cannaflavina C). Questi composti appartengono alla classe dei flavoni prenilati e sono un’esclusiva assoluta della Cannabis Sativa L..
Le ricerche di laboratorio hanno evidenziato che la Cannaflavina A e la Cannaflavina B esercitano un’azione lenitiva e distensiva cellulare a dir poco sbalorditiva. I dati clinici dimostrano che queste molecole sono capaci di inibire i mediatori infiammatori (come la prostaglandina E2) con un’efficacia circa 30 volte superiore rispetto all’Aspirina comune.
Il vantaggio biologico straordinario delle cannaflavine risiede nella loro capacità di non intaccare gli enzimi gastrici protettivi: a differenza dei tradizionali farmaci antinfiammatori FANS, i flavonoidi della cannabis offrono un sollievo profondo senza provocare effetti collaterali a carico dello stomaco o erosioni gastriche.
Il panorama scientifico è andato incontro a un aggiornamento epocale grazie a un rivoluzionario studio condotto dai chimici analitici della Stellenbosch University. Utilizzando tecnologie d’avanguardia di cromatografia liquida bidimensionale ad altissima risoluzione, i ricercatori hanno analizzato il profilo fenolico delle foglie di cannabis, scoprendo una miniera chimica precedentemente invisibile.
Lo studio ha isolato ben 79 composti fenolici, di cui 25 identificati per la prima volta in assoluto nella cannabis. La novità più esaltante è stata la rilevazione di 16 molecole appartenenti alla rarissima classe dei flavoalcaloidi, composti bioattivi quasi introvabili in natura che uniscono la struttura di un flavonoide a quella di un alcaloide.
Questa scoperta stravolge il settore, dimostrando che anche il materiale vegetale storicamente considerato di scarto dalle grandi aziende (come le foglie) custodisce un potenziale biomedico immenso, aprendo la strada a nuove linee di ricerca nel campo degli antiossidanti e della neuroprotezione cellulare.
I benefici dei flavonoidi non si limitano alle loro singole proprietà native. All’interno del fitocomplesso della cannabis light, i bioflavonoidi cooperano attivamente con il CBD, il CBG e i terpeni all’interno del meccanismo globale dell’effetto entourage.
Gli studi biochimici confermano che i flavonoidi agiscono come veri e propri “modulatori di assorbimento”. La loro presenza sinergica migliora la biodisponibilità dei cannabinoidi a livello cellulare, facilitando il passaggio delle molecole attraverso le membrane e potenziando l’azione distensiva e rilassante del CBD sui recettori periferici del corpo. Un isolato di CBD puro privo di flavonoidi non potrà mai eguagliare la profonda sensazione di armonia e benessere generata da un estratto a spettro completo ricco di bioflavonoidi naturali.
In conclusione, la scienza sta dimostrando che la cannabis è un organismo biologico perfetto in cui ogni singola molecola gioca un ruolo determinante. Nel catalogo e-commerce di CBDitta, rifiutiamo le logiche delle lavorazioni chimiche artificiali e distruttive: per questo motivo selezioniamo esclusivamente infiorescenze ed estratti biologici lavorati a freddo per mantenere totalmente intatto il profilo dei flavonoidi, delle cannaflavine e dei terpeni nativi, offrendoti la massima qualità e la forza autentica della natura.